Psicoteatro: due prospettive per un’unica esperienza di crescita

Lo Psicoteatro della Laterza Rosamondo APS nasce dall’incontro di due sguardi complementari: quello clinico, che aiuta a riconoscere emozioni, blocchi e paure, e quello teatrale, che offre alla persona un luogo sicuro dove provarsi, sperimentarsi e riscriversi.
Nel nostro metodo, psicoterapia e drammaturgia non si sovrappongono: si illuminano reciprocamente.
La scena diventa uno spazio di verità, la parola un ponte tra ciò che si sente e ciò che si può diventare.
Queste due voci – quella della psicoterapeuta e quella del drammaturgo – raccontano insieme il senso di un percorso che non insegna a recitare, ma a riabitare se stessi.

Il teatro come palestra emotiva

di Maria Giusy Rosamondo, psicoterapeuta – Laterza Rosamondo APS

Il teatro, da sempre, è uno spazio di metamorfosi: entri come te stesso, esci come qualcun altro. Ma proprio per questo, per molte persone che vivono ansia sociale, vergogna, blocchi emotivi o sintomi come l’eritrofobia, il teatro rischia di diventare una falsa soluzione: una maschera che permette di stare al mondo solo mentre la si indossa.

Lo vedo spesso nel mio lavoro clinico. Un paziente – brillante, sensibile, con una lunga esperienza nelle compagnie teatrali amatoriali – mi ha raccontato che da anni usa il palcoscenico come rifugio: nella vita quotidiana arrossiva continuamente, anche nelle situazioni più semplici; in scena, invece, mai. Sul palco era libero, impavido. Nella vita reale, trattenuto.

Dopo un anno di lavoro, oggi gli episodi di eritrofobia sono quasi scomparsi. Ma ciò che è cambiato davvero non è la sua tecnica teatrale: è il modo in cui vede sé stesso.

Durante un colloquio mi ha detto: “Per me il teatro è una maschera che mi protegge.”

Lo è, infatti. Ma una maschera – se rimane solo quello – non cura. Divide.

Da una parte il ruolo, il personaggio, il “sé performante”.

Dall’altra il “sé reale”, che fuori dal palco continua a sentirsi fragile.

Ed è qui che nasce la differenza tra fare teatro e fare psicoteatro.

Il teatro apre una porta. Lo Psicoteatro ti insegna ad attraversarla.

Il teatro tradizionale è uno strumento straordinario per accedere alle emozioni, uscire dalla timidezza, sperimentare mondi possibili.

Ma rischia di restare un’esperienza “protetta”, circoscritta, che funziona solo lì dentro.

Lo Psicoteatro, invece, introduce un elemento nuovo e decisivo:

La presenza del terapeuta dentro la relazione scenica.

Questo permette due livelli di lavoro:

1. Mettere in scena “qualcun altro” (la maschera, il ruolo)

Qui il teatro funziona come sempre: si impara a gestire la voce, il corpo, l’emozione che appartiene a un personaggio. Si sperimenta il coraggio che il ruolo permette.

Ma non ci si ferma qui.

2. Mettere in scena il proprio vero sé (la parte che nella vita si nasconde)

Qui entra in gioco la terapia: il conduttore aiuta l’allievo a vedere quando sta recitando e quando sta finalmente esprimendo sé stesso.

A riconoscere dove nasce la paura, dove si nasconde l’autenticità, dove il personaggio sta sostituendo la persona.

Lo Psicoteatro diventa così un laboratorio di verità:

la scena non è più un altare in cui rifugiarsi, ma uno specchio sicuro dove imparare a portare se stessi nel mondo reale.

Dal personaggio alla persona: il passaggio che cura

Quando una persona comprende – attraverso l’esperienza concreta della scena – che può esistere senza maschera, allora accade qualcosa di raro:

la sicurezza che provava solo sul palco comincia a trasferirsi nella vita quotidiana.

Per questo diciamo che il teatro è una porta.

Ma è lo Psicoteatro a insegnare come aprirla davvero.

Per chi è utile lo Psicoteatro?

Lo Psicoteatro è indicato per chi vive:

  • ansia sociale
  • difficoltà a parlare in pubblico
  • timidezza marcata
  • eritrofobia e sintomi psicosomatici legati alla vergogna
  • blocchi emotivi o espressivi
  • difficoltà a gestire i rapporti interpersonali
  • bisogno di ritrovare autenticità e sicurezza

Non richiede esperienza teatrale.

Non richiede “saper recitare”.

Richiede solo la disponibilità a mettersi in gioco.

La visione della Laterza Rosamondo APS

Nel nostro approccio, il teatro non è mai un fine: è un mezzo di conoscenza di sé, guidato da una professionista della salute mentale e inserito in un contesto associativo orientato al benessere psicologico, alla creatività e all’espressione autentica.

Lo Psicoteatro non insegna a “fare l’attore”.

Insegna a smettere di sentirsi un attore nella propria vita.

È il luogo in cui la maschera – invece di proteggerti – finalmente cade.

E dove la persona, finalmente, si scopre più forte del personaggio.

La scena come luogo di crescita personale

di Damiano Laterza, drammaturgo e regista – Laterza Rosamondo APS

Lo Psicoteatro non si basa soltanto sugli strumenti della psicoterapia: vive anche della struttura, del ritmo e dell’immaginazione propri della drammaturgia.
La scena, il testo, il personaggio e il gesto non sono ornamenti artistici: sono strumenti operativi che aiutano chi partecipa a osservare sé stesso da nuove prospettive, a sciogliere nodi emotivi e a sperimentare nuove possibilità relazionali.

Questo approccio non trasforma i partecipanti in attori, né punta alla costruzione di uno spettacolo.
Costruisce spazi pratici per vedersi meglio e per imparare a stare nel mondo con meno rigidità e più consapevolezza.

La drammaturgia come strumento di chiarezza

Le piccole strutture sceniche – dialoghi essenziali, micro-monologhi, situazioni simboliche – servono a dare forma a ciò che nella vita quotidiana resta confuso o indistinto.

La scena diventa uno strumento per:

  • identificare un’emozione
  • darle una struttura e un linguaggio
  • osservarla da fuori
  • riconoscerne i meccanismi

In questo modo il partecipante “vede” ciò che di solito subisce.

Il personaggio come lente (non come maschera)

Nel nostro metodo, il personaggio amplifica ciò che nella vita si riduce a reazione automatica.
Non protegge, rivela.

Permette di:

  • isolare un’emozione specifica
  • sperimentarla in sicurezza
  • comprendere dove finisce il ruolo e dove comincia la persona

Per chi vive ansia sociale, vergogna o difficoltà nel gestire il giudizio degli altri, questa distinzione è spesso la chiave del cambiamento.

La scena come palestra emotiva

La guida registica non punta alla “performance”, ma alla possibilità di esplorare scenari, risposte, gesti e posizioni relazionali mai provate prima.

Ogni micro-scena offre la possibilità di:

  • interrompere automatismi
  • testare comportamenti nuovi
  • misurare il proprio impatto sugli altri
  • esercitare presenza e ascolto
  • ricevere un feedback immediato e concreto

La scena diventa un campo di esperienza dove si può tentare senza rischiare.

Dalla scrittura alla vita: l’integrazione con la Scrittura Creativa Clinica

Una parte importante del nostro metodo deriva dalla Scrittura Creativa Clinica, già presente nei percorsi dell’Associazione.
Qui la scrittura non è un esercizio letterario: è un atto di riorganizzazione interna.

Nel contesto dello Psicoteatro, questo significa:

  • trasformare un’emozione in immagine
  • trasformare un’immagine in parola
  • trasformare la parola in scena
  • trasformare la scena in consapevolezza

Il foglio e il palco dialogano: ciò che si scrive si prova, ciò che si prova si riscrive, ciò che si riscrive spesso diventa la prima forma di una nuova narrazione personale.

Il partecipante impara che la storia che racconta in scena è, in parte, la storia che vive.
E può cambiarla.

Cosa riceve chi partecipa al nostro Psicoteatro

Il percorso offre:

  • strumenti teatrali semplici e accessibili
  • integrazione tra psicoterapia, drammaturgia e scrittura clinica
  • una lente per distinguere il ruolo dall’identità
  • una palestra emotiva dove sperimentare nuove possibilità
  • un ambiente protetto, non giudicante
  • la possibilità di trasformare la scena in una prova generale della vita reale
  • un linguaggio nuovo per nominare ciò che spesso resta muto

Il risultato più frequente è una maggiore libertà nelle situazioni che prima generavano blocco, vergogna o paura.

Un laboratorio, non uno spettacolo

Lo Psicoteatro della Laterza Rosamondo APS non cerca performance.

Cerca processi.
Non cerca attori.
Cerca persone che vogliono tornare a sentirsi integre.

La drammaturgia qui non serve a “far finta”: serve a far emergere.

E quando emerge ciò che conta, la persona non recita più la propria vita:
comincia semplicemente a viverla.


Novembre 2025

Visioni sotterrane

Il Teatro Niutta, ponte tra arte e cinema per un mondo più inclusivo

Il Teatro Niutta si impegna a promuovere il teatro come strumento di cambiamento sociale. In linea con la mission dell’Associazione Laterza-Rosamondo, la Compagnia si propone di educare alla bellezza e al valore dell’arte, favorendo l’inclusione e la coesione sociale. Attraverso il teatro, la Compagnia vuole contribuire alla costruzione di una società più giusta e solidale, basata sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione delle diversità.

La Location: situato nel Borghetto Alessandrino, un’oasi di antiche villette di campagna riconvertita in distretto delle arti, a due passi dal multietnico e centralissimo quartiere di Torpignattare a Roma, il Teatro Niutta offre un’esperienza straordinaria, poiché la performance degli attori avviene nei sotterranei, e il pubblico al piano di sopra assiste a uno spettacolo proiettato su uno schermo cinematografico. Questa configurazione unica unisce il fascino del teatro dal vivo con la dinamicità della cinematografia.

Al piano di sopra, il pubblico si accomoda in un’atmosfera intima e intrigante. L’attenzione è rivolta verso il grande schermo cinematografico, posizionato strategicamente per offrire una visuale ottimale dell’azione che si svolge nel ventre terrestre del teatro. La penombra avvolge l’ambiente, creando un’atmosfera suggestiva e coinvolgente. Nel ventre terrestre, gli attori danno vita alla performance, circondati da un set dinamico e adattabile. Il lavoro degli artisti è catturato da due cameramen, coordinati dalla regia al piano di sopra, che sfruttano diverse angolazioni per creare un’esperienza cinematografica avvincente. Ogni spettacolo diventa così un film dal vivo, unico e irripetibile.

L’utilizzo dello schermo cinematografico permette di giocare con effetti visivi, proiezioni e ambientazioni virtuali, ampliando le possibilità creative delle produzioni. Gli attori, consapevoli della presenza del pubblico al piano di sopra, si immergono completamente nei loro ruoli, sapendo che la loro performance sarà trasmessa in modo coinvolgente attraverso il grande schermo.

Quando gli attori emergono dallo spazio sotterraneo al termine dello spettacolo, sono accolti da un caloroso applauso da parte del pubblico. Questa transizione da uno spazio all’altro aggiunge un elemento di sorpresa e connessione tra gli artisti e gli spettatori, creando un’esperienza teatrale indimenticabile e innovativa.

La Compagnia in cerca di nome – TEATRO NIUTTA: un’esperienza di teatro innovativo e socialmente impegnato

Dall’Associazione Laterza-Rosamondo nasce, nel 2023, la “Compagnia in cerca di nome – Teatro Niutta”: un progetto dedicato all’arte del teatro come strumento per stimolare la riflessione, l’empatia e la crescita personale. Attraverso workshop, seminari, corsi di teatroterapia, spettacoli coinvolgenti e innovativi, la compagnia cerca di trasmettere messaggi significativi e promuovere la consapevolezza sociale su tematiche di rilievo.

L’approccio della Compagnia si distingue per la ricerca continua di nuove forme espressive e l’esplorazione di tematiche contemporanee. I suoi spettacoli, spesso caratterizzati da un approccio critico e provocatorio, sono concepiti per coinvolgere e ispirare il pubblico, stimolando il dialogo e l’interazione.

La Compagnia si configura come un laboratorio di ricerca teatrale volto a sondare le potenzialità del palcoscenico quale strumento di crescita individuale e collettiva. La Compagnia si pone l’obiettivo di stimolare la riflessione critica e l’empatia attraverso la messa in scena di spettacoli originali che affrontano tematiche di rilievo sociale con uno sguardo innovativo e a tratti provocatorio.