Ribellione adolescenziale

Published by Giusy Rosamondo on

di M. Giusy Rosamondo

Una scenetta alquanto usuale è vedere madre e figlia che litigano sull’abbigliamento da indossare: magari la minigonna molto corta, il pantalone strappato in punti impropri, e il genitore cerca di richiamarla al decoro.

L’abbigliamento, ma anche l’orario di rientro, non voler seguire le regole, insomma tutto può essere un pretesto per accendere un’aperta ribellione verso i genitori. 

Siamo naturalmente nell’adolescenza, quel periodo che tanto spaventa mamma e papà, che si sentono deprivati dei loro dolci bambini e al loro posto ci trovano ragazzini musoni, irrispettosi e dediti al NO.

I genitori sono spaventati da questa ribellione e chiusura, proprio perché non riconoscono più i loro figli. Ma questi ragazzi sono alla ricerca della propria identità di adulti, si sentono forti nel gruppo dei pari e devono rompere necessariamente schemi e modelli precostituiti, per capire chi sono. 

Se seguissero pedissequamente il modello dei genitori sarebbero dei cloni privi di una propria identità. Quindi la ribellione adolescenziale diventa un processo fisiologico e, in quanto tale, non deve spaventare.

Le parole chiave sono ASCOLTO, DIALOGO, NEGOZIAZIONE. 

Gli adolescenti vivono le emozioni con una forte intensità. E’ per questo che fin da piccoli si deve insegnare loro ad utilizzare il linguaggio emozionale e soprattutto codificare le emozioni, anche quelle brutte, per non sentirsene sopraffatti.

Il muro contro muro non serve, ci si deve abituare ad ascoltare le loro esigenze e non essere rigidi. Il NO secco allontana, la negoziazione apre uno spiraglio di dialogo.

E’ importantissimo poi spiegare le regole e non imporle. Inoltre, non mettersi mai a livello dei figli, e mantenere sempre una lucidità anche quando i ragazzi sono in preda alle emozioni. Il genitore amico non funziona, ma funziona il genitore aperto ad ascoltare e dialogare.

Roma, 30 marzo 2017