START UP per PSICOLOGI: Un’opportunità rivoluzionaria per iniziare subito a lavorare dopo l’abilitazione
Il primo corso in Italia che unisce pratica clinica supervisionata e Intelligenza Artificiale con possibilità REALE di lavorare subito!
Dal percorso universitario alla pratica clinica: il ponte che mancava
La transizione dall’università al mondo del lavoro rappresenta, per ogni neolaureato in Psicologia, un momento delicato e spesso frustrante. Da una parte, anni di studi teorici e la tanto sudata abilitazione; dall’altra, un mercato che richiede esperienza per acquisire esperienza – il classico circolo vizioso che lascia tanti giovani professionisti in un limbo di incertezza.
Come iniziare davvero a lavorare come psicologo dopo l’abilitazione?
L’Associazione Laterza Rosamondo APS ha creato la risposta concreta a questa domanda: START UP per PSICOLOGI, il primo corso in Italia che non si limita a insegnare, ma fa letteralmente lavorare subito i partecipanti con pazienti reali.
Un’opportunità senza precedenti: la conduzione di una seduta con supervisione diretta!
Ciò che rende questo corso assolutamente unico nel panorama formativo italiano è l’approccio rivoluzionario: i partecipanti avranno l’opportunità di condurre una seduta con pazienti reali, sotto la supervisione della Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo, oltre a laboratori esperienziali e osservazione partecipata.
Non si tratta di role-playing o simulazioni, ma di vere e proprie consulenze psicologiche con persone che necessitano supporto, selezionate dalla stessa Dott.ssa Rosamondo dal suo ampio network di pazienti.
La rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale nella pratica psicologica
Ma START UP per PSICOLOGI va oltre: è il primo corso in Italia a integrare un modulo completo sull’Intelligenza Artificiale applicata alla psicologia. In un’epoca in cui l’IA sta trasformando ogni professione, formiamo psicologi pronti per il futuro, capaci di utilizzare strumenti come ChatGPT e Claude per potenziare la propria pratica clinica, automatizzare la gestione dello studio e creare contenuti professionali di alto livello, sempre nel rispetto dell’etica e della deontologia professionale.
La mente dietro il progetto: chi è la Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Il valore straordinario di questa opportunità formativa si comprende ancora meglio conoscendo il profilo della professionista che ha ideato e guida personalmente il corso.
La Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo è una psicologa e psicoterapeuta con oltre vent’anni di esperienza clinica alle spalle. Specializzata in terapia familiare e di coppia, ha completato un training quinquennale ad orientamento sistemico-relazionale presso la storica Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma.
La sua carriera professionale è caratterizzata da un percorso ricco e variegato:
Dal 2007 al 2023 è stata membro dell’équipe multidisciplinare dello Studio Medico Picano di Roma, prestigioso centro di psichiatria e psicoterapia, dove ha partecipato attivamente a progetti clinici innovativi e sperimentali
Per 15 anni ha ricoperto l’incarico di responsabile dell’area psicologica presso il Centro Meridionale di Riabilitazione (CMR) in Basilicata, lavorando con team interdisciplinari e occupandosi del benessere psicologico di pazienti con esigenze molto diverse
Ha sviluppato specifiche competenze nel trattamento dei disturbi dell’umore, in particolare della depressione post-partum
È qualificata come terapeuta EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) presso l’Associazione EMDR Italia, acquisendo così strumenti efficaci per l’elaborazione dei traumi
Ha esperienza nell’approccio ai casi di ritiro sociale giovanile (hikikomori)
È esperta in psicologia dell’emergenza, formata per intervenire in situazioni critiche
Questa vasta esperienza rende la Dott.ssa Rosamondo non solo un’eccellente clinica, ma anche una mentore ideale per guidare i giovani psicologi nel delicato passaggio dalla teoria alla pratica professionale. La sua capacità di entrare in relazione con utenze diverse e in contesti non convenzionali si è affinata anche grazie a progetti innovativi come “SMAILERS FOR” del CeIS Roma, dove ha operato con un team di psicologi itineranti nelle zone disagiate della capitale.
Nel 2022 le è stato assegnato il Premio Polaris dalla piattaforma MioDottore “per aver ottenuto un’eccellente reputazione digitale” come psicologa e psicoterapeuta, a testimonianza dell’alto grado di soddisfazione manifestato dai suoi pazienti.
Un programma completo in sette moduli
Il corso START UP per PSICOLOGI è strutturato in sette moduli complementari che coprono tutti gli aspetti essenziali per l’avvio della professione:
MODULO 1: LA COSTRUZIONE DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA
Condotto dalla Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Il primo modulo affronta gli elementi fondamentali per stabilire una relazione professionale efficace con il paziente:
Tecniche di comunicazione efficace per il primo contatto telefonico
Come creare un setting accogliente e definire i confini professionali
L’analisi della domanda: come distinguere tra richiesta esplicita e bisogno implicito
Metodologie per condurre il primo colloquio in modo strutturato ed empatico
La Dott.ssa Rosamondo condividerà strategie pratiche derivate dalla sua esperienza ventennale, con particolare attenzione alle tecniche sistemico-relazionali che permettono di comprendere il paziente all’interno del suo contesto di riferimento.
MODULO 2: ASSESSMENT E RACCOLTA DATI
Condotto dalla Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Questo modulo si concentra sugli strumenti pratici per una valutazione efficace:
Metodologie strutturate per la raccolta anamnestica
Tecniche di osservazione clinica per cogliere gli elementi non verbali
Come prendere appunti efficaci durante la seduta, bilanciando ascolto e documentazione
Gestione dei dati raccolti nel rispetto della privacy e della deontologia professionale
Verranno forniti modelli e schemi pratici immediatamente utilizzabili nella pratica clinica quotidiana.
MODULO 3: DOCUMENTAZIONE CLINICA E LAVORO IN ÉQUIPE
Condotto dalla Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Il terzo modulo affronta gli aspetti formali della professione:
Come redigere relazioni cliniche professionali e complete
Tecniche di comunicazione interprofessionale per il lavoro in équipe
Gestione ottimale della documentazione clinica
Approfondimento degli aspetti etici e deontologici della professione
La Dott.ssa Rosamondo metterà a disposizione la sua esperienza di lavoro in team interdisciplinari, maturata sia nello Studio Medico Picano sia nel Centro Meridionale di Riabilitazione.
MODULO 4: ESPERIENZA PRATICA SUPERVISIONATA
Condotto dalla Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Il cuore innovativo del corso:
Osservazione di sedute reali condotte dalla Dott.ssa Rosamondo
Discussione e analisi di casi clinici in gruppo
Supervisione personalizzata con analisi delle dinamiche e feedback costruttivo
Conduzione di una seduta con supervisione diretta
Questo modulo rappresenta l’opportunità unica di mettere in pratica quanto appreso con pazienti reali, sotto la guida esperta della Dott.ssa Rosamondo, che selezionerà i casi clinici più adatti al percorso formativo di ciascun partecipante.
MODULO 5: INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER LA PRATICA PSICOLOGICA
Condotto da un esperto di IA applicata alla salute mentale
Un modulo pionieristico che introduce gli psicologi alle tecnologie del futuro:
Utilizzo pratico di ChatGPT e Claude per preparazione sedute e materiale psicoeducativo
Strumenti di trascrizione automatica e analisi dei pattern comunicativi dei pazienti
Piattaforme di screening e assessment digitali supportate da IA
Automatizzazione della gestione amministrativa e creazione contenuti professionali
Privacy, etica e deontologia nell’uso dell’IA in ambito clinico
Questo modulo fornisce competenze uniche nel panorama italiano, permettendo ai partecipanti di integrare l’Intelligenza Artificiale nella pratica clinica mantenendo sempre il rapporto umano al centro, utilizzando la tecnologia come potenziamento e non come sostituzione della relazione terapeutica.
MODULO 6: GESTIONE FISCALE E AMMINISTRATIVA
Condotto da un commercialista esperto
Un modulo fondamentale per avviare concretamente la professione:
Guida completa all’apertura e gestione della Partita IVA
Analisi dei diversi regimi fiscali disponibili per gli psicologi: vantaggi e svantaggi
Fatturazione elettronica e adempimenti fiscali obbligatori
Deduzioni e detrazioni specifiche per professionisti
Previdenza e contributi ENPAP
Questo modulo offre risposte chiare e pratiche a tutte quelle domande burocratiche e amministrative che spesso intimoriscono i neolaureati.
MODULO 7: STRUMENTI DI MARKETING E COMUNICAZIONE PER L’AVVIO DELLA PROFESSIONE
Condotto da Damiano Laterza, giornalista e scrittore
L’ultimo modulo, tenuto dal giornalista e scrittore Damiano Laterza, offre strumenti concreti per promuovere efficacemente la propria attività:
Tecniche di personal branding per costruire una solida identità professionale
Strategie di networking efficace nel settore psicologico
Comunicazione professionale efficace e acquisizione clienti
Utilizzo etico dei social media per professionisti della salute mentale
Come utilizzare l’IA per content creation professionale e SEO
Damiano Laterza metterà a disposizione dei partecipanti la sua lunga esperienza nel mondo della comunicazione e del giornalismo, fornendo strumenti concreti e immediatamente applicabili per farsi conoscere e attrarre i primi pazienti.
Un investimento formativo con ritorni immediati
Il corso START UP per PSICOLOGI rappresenta un investimento formativo dal valore eccezionale, con caratteristiche uniche nel panorama italiano:
Esperienza pratica: Sedute con pazienti reali
Supervisione di altissimo livello: Affiancamento diretto della Dott.ssa Rosamondo, professionista con oltre 20 anni di esperienza
Accesso a una rete professionale consolidata: Possibilità di entrare in contatto con una rete di professionisti affermati
Formazione pratica a 360°: Dal primo contatto con il paziente agli aspetti fiscali e di marketing
Prospettive lavorative concrete: Per i corsisti più meritevoli, possibilità di continuare a lavorare all’interno della rete professionale della Dott.ssa Rosamondo
Informazioni pratiche
DURATA: 10 Lezioni di 2 ore EDIZIONI ANNUALI: TRE PARTECIPANTI: Massimo 10 psicologi neo-abilitati per edizione PREZZO: €1.200 (€500 all’iscrizione + €700 dopo la prima lezione) SCONTO: 10% per chi si iscrive subito. Il tesseramento è obbligatorio per accedere al corso, che è riservato esclusivamente ai soci.
Borsa di studio 80% – contributo agevolato
L’associazione mette a disposizione una borsa di studio per ogni edizione a copertura dell’80% della quota di partecipazione al corso, al fine di garantire accessibilità anche a chi si trovi in condizioni economiche sfavorite.
I candidati assegnatari della borsa di studio verseranno soltanto €240,00 (anziché €1200,00), in unica soluzione, oltre ai 15 € del tesseramento associativo.
Modalità di selezione
Le borse di studio verranno assegnate previa valutazione da parte della Dott.ssa Rosamondo, responsabile didattica del corso, sulla base dei seguenti criteri:
La selezione avverrà a insindacabile giudizio della commissione incaricata.
Conclusione: un ponte concreto verso la professione
“START UP per PSICOLOGI” non è semplicemente un corso di formazione, ma un vero e proprio ponte tra il mondo accademico e quello professionale, un’opportunità concreta di iniziare a lavorare come psicologo in un contesto protetto e altamente formativo.
La combinazione di teoria, pratica supervisionata e soprattutto l’opportunità di lavorare con pazienti reali già durante il percorso formativo rende questa proposta unica nel suo genere in Italia.
Se sei un/a psicologo/a neo-abilitato/a e desideri iniziare concretamente la tua carriera, questo corso rappresenta l’opportunità che hai sempre cercato: non solo imparare a fare lo psicologo, ma essere psicologo fin da subito.
Posti limitati: solo 10 per edizione. Richiedi informazioni e prenota il tuo colloquio conoscitivo!
Contatti:
Telefono: +39 338 374 99 23
Email: associazionelaterzarosamondo@gmail.com
Web: laterza-rosamondo.it
Voci reali, esperienze autentiche. ✨
Ecco cosa dicono le protagoniste di Start Up Psicologi. Dallo smarrimento post-universitario alla sicurezza di una professione che prende il volo.
Ascolta le loro storie! 🎥👇
“Oggi mi sento consapevole della professionista che sono.”
Dopo la vittoria di Per sempre sì al Festival di Sanremo, la canzone di Sal Da Vinci è finita al centro di una polemica culturale: alcuni commentatori l’hanno accusata di veicolare un immaginario amoroso “patriarcale” e troppo assoluto. Un dibattito che ha trasformato una semplice promessa d’amore in un caso sociologico nazionale.
La polemica scoppiata attorno a Per sempre sì, dice molto più del nostro tempo che della canzone stessa. Perché, a guardarla bene, non c’è nulla di scandaloso in quel testo. Non c’è violenza, non c’è dominio, non c’è minaccia. C’è semplicemente una cosa antichissima: un uomo che dice a una donna ti voglio sposare. Eppure questo basta, oggi, per scatenare analisi sociologiche, accuse di patriarcato, dissezioni simboliche come se fossimo davanti a un trattato ideologico e non a una canzone d’amore.
Il problema è che abbiamo sviluppato una sorta di metal detector morale che scatta ogni volta che qualcuno parla di amore senza tutte le cautele teoriche richieste dal clima culturale del momento. Se un uomo ama troppo, è possesso. Se promette per sempre, è oppressione. Se parla di matrimonio, è asimmetria simbolica. Così una promessa diventa un caso culturale e una dichiarazione d’amore finisce sotto interrogatorio. E allora viene da chiedersi in che mondo siamo finiti se persino dire “per sempre” genera paura.
La verità è che il romanticismo è diventato sospetto. Per secoli è stato uno dei grandi motori dell’immaginario europeo, la materia di cui sono fatti romanzi, poesie, melodrammi, promesse davanti a Dio e davanti alla vita. Oggi invece sembra quasi un comportamento da giustificare. Il paradosso è evidente: per anni abbiamo raccontato una società liquida, fragile, incapace di legami duraturi, una società che scappa dalle promesse e vive nel provvisorio permanente. Poi arriva una canzone che dice semplicemente “per sempre” e improvvisamente il problema diventa proprio quella parola.
E allora si scopre che il vero scandalo non è l’amore violento, che ovviamente esiste e va combattuto senza esitazioni, ma l’amore dichiarato, quello che osa dire che due persone vogliono restare insieme per tutta la vita. È come se la nostra epoca tollerasse qualsiasi forma di instabilità sentimentale ma provasse un certo imbarazzo davanti alla durata. La promessa sembra quasi una forma di arroganza. Come se l’essere umano non potesse più permettersi di dire “io resto”.
Eppure l’Italia reale, quella che non vive dentro le polemiche social, continua a emozionarsi davanti a una promessa. Continua a sposarsi, a festeggiare anniversari, a costruire famiglie, a pronunciare quella parola enorme che è “per sempre” sapendo benissimo che è una parola rischiosa. Perché promettere non è un gesto di potere. È un gesto di vulnerabilità. Significa esporsi alla possibilità di fallire, di soffrire, di dover mantenere quella promessa anche quando la vita diventa difficile. È forse l’atto più anti-cinico che esista.
Forse è proprio questo che oggi disturba. In un’epoca che ha fatto dell’ironia e della distanza emotiva una forma di protezione permanente, il romanticismo appare quasi imbarazzante. L’idea stessa di una felicità semplice – una casa, una famiglia, una promessa mantenuta nel tempo – sembra diventata sospetta. Eppure per secoli queste cose non sono state il simbolo dell’oppressione ma della civiltà. Hanno costruito comunità, storie familiari, memorie condivise.
Per questo una canzone come Per sempre sì appare quasi archeologica. Non perché non dica nulla di nuovo, ma perché ricorda qualcosa che molti hanno smesso di urlare ad alta voce. Che l’amore non è solo libertà. È anche scelta. È anche fedeltà. E a volte, con una certa incoscienza meravigliosa, è perfino la decisione di pronunciare la parola più grande che esista.
Spesso ci chiediamo cosa manchi davvero nella vita di chi sembra “trascinarsi” senza una meta. Guardando il nuovo film di Checco Zalone, Buen Camino, emerge un aspetto che come psicologa e come persona mi sta molto a cuore: la mancanza di una reale motivazione trasforma l’esistenza in una recita superficiale, dove si sperpera il tempo (e non solo il denaro) in attesa di un senso che non arriva mai.
Il protagonista ci mostra chiaramente questo vuoto: è il classico “figlio di papà”, un vitellone che vive di inerzia. Ma il film ci insegna che il cambiamento non è un miracolo, è un processo. È solo attraverso il cammino — inteso come fatica, condivisione e riscoperta dei legami — che nasce una motivazione diversa.
Senza la motivazione giusta non si riesce a fare un giusto percorso.
Ma da dove nasce questa spinta? La riflessione centrale che dobbiamo porci è che la motivazione è strettamente determinata dai nostri sogni. È il sogno a definire la meta: senza un desiderio profondo da inseguire, la motivazione resta un motore spento. Coltivare i propri sogni non è un esercizio astratto, ma un atto di salute psicologica, perché è proprio verso quel sogno che orientiamo i nostri passi e troviamo l’energia per superare le difficoltà.
Questo concetto diventa potente quando vediamo il padre del protagonista, malato terminale. La sua ripresa non è solo clinica, è emotiva: quando vede che il figlio finalmente “prende in mano” la sua vita, realizzando un nuovo scopo, si riaccende in lui quella scintilla vitale che era spenta.
Con l’Associazione Laterza Rosamondo APS, lavoriamo proprio su questo: insegniamo a coltivare nuovamente i propri sogni per ritrovare quella motivazione che permetta di non essere più spettatori superficiali della propria vita, ma protagonisti consapevoli del “buon” cammino che serve per realizzarli.
Lo Psicoteatro della Laterza Rosamondo APS nasce dall’incontro di due sguardi complementari: quello clinico, che aiuta a riconoscere emozioni, blocchi e paure, e quello teatrale, che offre alla persona un luogo sicuro dove provarsi, sperimentarsi e riscriversi. Nel nostro metodo, psicoterapia e drammaturgia non si sovrappongono: si illuminano reciprocamente. La scena diventa uno spazio di verità, la parola un ponte tra ciò che si sente e ciò che si può diventare. Queste due voci – quella della psicoterapeuta e quella del drammaturgo – raccontano insieme il senso di un percorso che non insegna a recitare, ma a riabitare se stessi.
Il teatro come palestra emotiva
di Maria Giusy Rosamondo, psicoterapeuta – Laterza Rosamondo APS
Il teatro, da sempre, è uno spazio di metamorfosi: entri come te stesso, esci come qualcun altro. Ma proprio per questo, per molte persone che vivono ansia sociale, vergogna, blocchi emotivi o sintomi come l’eritrofobia, il teatro rischia di diventare una falsa soluzione: una maschera che permette di stare al mondo solo mentre la si indossa.
Lo vedo spesso nel mio lavoro clinico. Un paziente – brillante, sensibile, con una lunga esperienza nelle compagnie teatrali amatoriali – mi ha raccontato che da anni usa il palcoscenico come rifugio: nella vita quotidiana arrossiva continuamente, anche nelle situazioni più semplici; in scena, invece, mai. Sul palco era libero, impavido. Nella vita reale, trattenuto.
Dopo un anno di lavoro, oggi gli episodi di eritrofobia sono quasi scomparsi. Ma ciò che è cambiato davvero non è la sua tecnica teatrale: è il modo in cui vede sé stesso.
Durante un colloquio mi ha detto: “Per me il teatro è una maschera che mi protegge.”
Lo è, infatti. Ma una maschera – se rimane solo quello – non cura. Divide.
Da una parte il ruolo, il personaggio, il “sé performante”.
Dall’altra il “sé reale”, che fuori dal palco continua a sentirsi fragile.
Ed è qui che nasce la differenza tra fare teatro e fare psicoteatro.
Il teatro apre una porta. Lo Psicoteatro ti insegna ad attraversarla.
Il teatro tradizionale è uno strumento straordinario per accedere alle emozioni, uscire dalla timidezza, sperimentare mondi possibili.
Ma rischia di restare un’esperienza “protetta”, circoscritta, che funziona solo lì dentro.
Lo Psicoteatro, invece, introduce un elemento nuovo e decisivo:
La presenza del terapeuta dentro la relazione scenica.
Questo permette due livelli di lavoro:
1. Mettere in scena “qualcun altro” (la maschera, il ruolo)
Qui il teatro funziona come sempre: si impara a gestire la voce, il corpo, l’emozione che appartiene a un personaggio. Si sperimenta il coraggio che il ruolo permette.
Ma non ci si ferma qui.
2. Mettere in scena il proprio vero sé (la parte che nella vita si nasconde)
Qui entra in gioco la terapia: il conduttore aiuta l’allievo a vedere quando sta recitando e quando sta finalmente esprimendo sé stesso.
A riconoscere dove nasce la paura, dove si nasconde l’autenticità, dove il personaggio sta sostituendo la persona.
Lo Psicoteatro diventa così un laboratorio di verità:
la scena non è più un altare in cui rifugiarsi, ma uno specchio sicuro dove imparare a portare se stessi nel mondo reale.
Dal personaggio alla persona: il passaggio che cura
Quando una persona comprende – attraverso l’esperienza concreta della scena – che può esistere senza maschera, allora accade qualcosa di raro:
la sicurezza che provava solo sul palco comincia a trasferirsi nella vita quotidiana.
Per questo diciamo che il teatro è una porta.
Ma è lo Psicoteatro a insegnare come aprirla davvero.
Per chi è utile lo Psicoteatro?
Lo Psicoteatro è indicato per chi vive:
ansia sociale
difficoltà a parlare in pubblico
timidezza marcata
eritrofobia e sintomi psicosomatici legati alla vergogna
blocchi emotivi o espressivi
difficoltà a gestire i rapporti interpersonali
bisogno di ritrovare autenticità e sicurezza
Non richiede esperienza teatrale.
Non richiede “saper recitare”.
Richiede solo la disponibilità a mettersi in gioco.
La visione della Laterza Rosamondo APS
Nel nostro approccio, il teatro non è mai un fine: è un mezzo di conoscenza di sé, guidato da una professionista della salute mentale e inserito in un contesto associativo orientato al benessere psicologico, alla creatività e all’espressione autentica.
Lo Psicoteatro non insegna a “fare l’attore”.
Insegna a smettere di sentirsi un attore nella propria vita.
È il luogo in cui la maschera – invece di proteggerti – finalmente cade.
E dove la persona, finalmente, si scopre più forte del personaggio.
La scena come luogo di crescita personale
di Damiano Laterza, drammaturgo e regista – Laterza Rosamondo APS
Lo Psicoteatro non si basa soltanto sugli strumenti della psicoterapia: vive anche della struttura, del ritmo e dell’immaginazione propri della drammaturgia. La scena, il testo, il personaggio e il gesto non sono ornamenti artistici: sono strumenti operativi che aiutano chi partecipa a osservare sé stesso da nuove prospettive, a sciogliere nodi emotivi e a sperimentare nuove possibilità relazionali.
Questo approccio non trasforma i partecipanti in attori, né punta alla costruzione di uno spettacolo. Costruisce spazi pratici per vedersi meglio e per imparare a stare nel mondo con meno rigidità e più consapevolezza.
La drammaturgia come strumento di chiarezza
Le piccole strutture sceniche – dialoghi essenziali, micro-monologhi, situazioni simboliche – servono a dare forma a ciò che nella vita quotidiana resta confuso o indistinto.
La scena diventa uno strumento per:
identificare un’emozione
darle una struttura e un linguaggio
osservarla da fuori
riconoscerne i meccanismi
In questo modo il partecipante “vede” ciò che di solito subisce.
Il personaggio come lente (non come maschera)
Nel nostro metodo, il personaggio amplifica ciò che nella vita si riduce a reazione automatica. Non protegge, rivela.
Permette di:
isolare un’emozione specifica
sperimentarla in sicurezza
comprendere dove finisce il ruolo e dove comincia la persona
Per chi vive ansia sociale, vergogna o difficoltà nel gestire il giudizio degli altri, questa distinzione è spesso la chiave del cambiamento.
La scena come palestra emotiva
La guida registica non punta alla “performance”, ma alla possibilità di esplorare scenari, risposte, gesti e posizioni relazionali mai provate prima.
Ogni micro-scena offre la possibilità di:
interrompere automatismi
testare comportamenti nuovi
misurare il proprio impatto sugli altri
esercitare presenza e ascolto
ricevere un feedback immediato e concreto
La scena diventa un campo di esperienza dove si può tentare senza rischiare.
Dalla scrittura alla vita: l’integrazione con la Scrittura Creativa Clinica
Una parte importante del nostro metodo deriva dalla Scrittura Creativa Clinica, già presente nei percorsi dell’Associazione. Qui la scrittura non è un esercizio letterario: è un atto di riorganizzazione interna.
Nel contesto dello Psicoteatro, questo significa:
trasformare un’emozione in immagine
trasformare un’immagine in parola
trasformare la parola in scena
trasformare la scena in consapevolezza
Il foglio e il palco dialogano: ciò che si scrive si prova, ciò che si prova si riscrive, ciò che si riscrive spesso diventa la prima forma di una nuova narrazione personale.
Il partecipante impara che la storia che racconta in scena è, in parte, la storia che vive. E può cambiarla.
Cosa riceve chi partecipa al nostro Psicoteatro
Il percorso offre:
strumenti teatrali semplici e accessibili
integrazione tra psicoterapia, drammaturgia e scrittura clinica
una lente per distinguere il ruolo dall’identità
una palestra emotiva dove sperimentare nuove possibilità
un ambiente protetto, non giudicante
la possibilità di trasformare la scena in una prova generale della vita reale
un linguaggio nuovo per nominare ciò che spesso resta muto
Il risultato più frequente è una maggiore libertà nelle situazioni che prima generavano blocco, vergogna o paura.
Un laboratorio, non uno spettacolo
Lo Psicoteatro della Laterza Rosamondo APS non cerca performance.
Cerca processi. Non cerca attori. Cerca persone che vogliono tornare a sentirsi integre.
La drammaturgia qui non serve a “far finta”: serve a far emergere.
E quando emerge ciò che conta, la persona non recita più la propria vita: comincia semplicemente a viverla.
Negli ultimi anni, nelle conversazioni con le adolescenti che seguo – comprese le mie figlie e le loro amiche – è emerso con forza un termine nuovo: “cringe”. Per loro significa qualcosa di più profondo di “imbarazzante”: è la paura di essere giudicate, di mostrarsi, di esporsi. La parola stessa è diventata uno specchio di un vissuto più complesso, profondamente intrecciato con l’esperienza digitale della loro generazione.
La cultura digitale e l’evitamento del giudizio
Oggi i giovani non vivono i social come facciamo noi boomer: non pubblicano continuamente post o selfie e tendono a evitare contenuti troppo personali o espressivi. Questo fenomeno è stato osservato anche nella cultura online, dove molti adolescenti preferiscono profili senza post pubblici, o condividono contenuti solo in cerchie ristrette o a tempo, per evitare l’attenzione diretta di un pubblico ampio e giudicante.
In questo contesto, l’idea di “essere cringe” non è solo imbarazzo: è una paura sociale anticipatoria di essere criticati, derisi o fraintesi. Questa ansia di giudizio può contribuire a una forma di autocensura, dove i ragazzi si trattengono dal fare, dire o mostrare cose che li renderebbero vulnerabili.
Non solo timidezza: l’effetto sociale dei media
La ricerca psicologica indica che il confronto sociale costante nei social media può portare gli adolescenti a sentirsi insicuri sull’immagine che presentano, confrontandosi con versioni idealizzate di altri coetanei. Questo processo di social comparison può alimentare ansia sociale e paura di apparire “strani” o non accettati.
Non si tratta necessariamente di un disturbo clinico come la fobia sociale, ma di una forma diffusa di ansia da prestazione sociale, esacerbata dall’esposizione digitale: parlare in pubblico, pubblicare una foto o anche solo dire qualcosa di personale può sembrare rischioso.
Il ruolo del linguaggio generazionale
Il termine cringe è entrato nello slang dei giovani proprio perché descrive una sensazione condivisa: qualcosa di così imbarazzante da far provare una reazione corporea di disagio. Ma la società digitale ha amplificato questa esperienza: il rischio che un’azione venga catturata, commentata o condivisa rende ogni espressione più “pubblica” e meno privata.
Questo non significa che i ragazzi non siano creativi o non vogliano esprimersi. Piuttosto, hanno sviluppato un’ipervigilanza sociale: sono molto consapevoli dell’opinione altrui e spesso preferiscono restare in zone sicure, evitando di esporsi apertamente.
Una nuova forma di autenticità
Paradossalmente, molti giovani usano questa avversione per il cringe come una forma di autenticità: non perché temano l’imbarazzo fine a sé stesso, ma perché vogliono evitare l’artificio, il falso o l’esibizionismo. In alcune comunità online, l’attenzione si è spostata da un’esposizione continua alla ricerca di connessioni sincere, piccole cerchie di fiducia, comunicazioni private o semi-private.
Conclusione: tra timidezza e nuova socialità
Questa paura di essere cringe, sebbene sembri un fenomeno di costume, riflette ansie sociali reali e profonde. Non è soltanto timidezza adolescenziale: è il segno di una generazione che sta navigando l’autenticità e la vulnerabilità in un ambiente digitale iper-esposto. Per noi adulti e genitori, il compito non è eliminare la paura, ma comprenderla e accompagnare i ragazzi a esplorare la loro espressione con coraggio, consapevolezza e capacità critica, ricordando sempre che esprimersi non è sinonimo di essere giudicati, ma di essere – semplicemente – umani.
→ E perché la Scrittura Creativa Clinica può fare lo stesso per te
Ci sono giorni in cui ti senti una pentola a pressione. Hai emozioni che spingono da dentro, parole che non sai dire, pensieri che girano in testa come un frullatore senza coperchio. E ti sembra di dover esplodere da un momento all’altro.
Poi, un giorno, invece di urlare… hai scritto. E qualcosa, magicamente, si è allentato.
Perché? Perché quando scriviamo, ci liberiamo.
La scrittura Creativa Clinica non è “scrivere bene”. Non è letteratura, non è estetica, non è saper mettere le virgole giuste.
È un atto di sopravvivenza emotiva.
Cosa succede quando metti nero su bianco ciò che provi
Quando scrivi, il caos dentro di te prende forma. Le emozioni non ti inseguono più: ti parlano.
È neuroscienza, non poesia. Damiano Laterza e Maria Giusy Rosamondo – gli ideatori della scrittura creativa clinica – hanno dimostrato che bastano 15 minuti al giorno per:
abbassare lo stress
migliorare il sistema immunitario
aumentare la chiarezza mentale
sciogliere nodi emotivi bloccati da anni
Scrivere crea ordine dove c’è confusione. Dà voce a ciò che non riesci a dire. Ti permette di capire chi sei veramente, quando gli altri smettono di ascoltare e tu smetti di scappare.
Cinque tecniche che cambiano la vita (sul serio)
– Dump emotivo del mattino: 3 pagine senza filtri = cervello più leggero. – La lettera che non invierai mai: liberatoria come una tempesta che si sfoga e poi si placa. – Dialogo con l’emozione: ansia, rabbia, tristezza diventano personaggi… e smettono di dominarti. – Riscrittura della storia: trasformi un evento doloroso in qualcosa che non ti schiaccia più. – Gratitudine onesta: non zucchero, ma verità.
La scrittura non giudica, non punisce, non abbandona. È lo spazio più sicuro che hai per ascoltarti davvero.
Ma c’è qualcosa di ancora più potente: farlo dentro un percorso guidato.
⭐ SCRITTURA CREATIVA CLINICA
Riscrivi la tua storia. Trasforma la tua vita.
Dalla collaborazione tra una psicoterapeuta e uno scrittore nasce un metodo unico in Italia: la Scrittura Creativa Clinica.
Non un semplice corso. Non un laboratorio di scrittura. Non una terapia classica.
È un percorso che unisce psicoterapia, narrativa, creatività, neuroscienze e intelligenza artificiale per aiutarti a raccontare la tua storia in modo nuovo, onesto, liberatorio.
Perché a volte, per guarire, non serve parlare. Serve scrivere.
Cosa ottieni davvero
✔ Un metodo esclusivo per esplorare e rielaborare la tua storia ✔ Strumenti emotivi concreti per capirti meglio ✔ Il potere terapeutico della scrittura guidata ✔ Un possibile manoscritto trasformabile in libro ✔ Un attestato rilasciato dall’Associazione Laterza Rosamondo ✔ La possibilità di lavorare sulla tua storia personale, familiare o di coppia
Non devi essere uno scrittore. Non devi sapere “fare bene”. Devi solo essere pronto a sentire.
Come funziona il percorso
Due formule:
Percorso individuale
– sessioni settimanali – su misura per la tua storia – online o in presenza
Percorso di gruppo (3 mesi)
– incontri serali da 2,5 ore – max 15 partecipanti – cicli a gennaio, aprile, settembre
La scrittura diventa lo strumento, la terapia il contenitore, la creatività la spinta.
E la tua storia… finalmente la tua.
Se senti che questo pezzo parla a una parte di te che hai ignorato per troppo tempo, non rimandare.
Le parole che oggi non scrivi potrebbero essere quelle che ti salvano domani.
CHIAMA LO 06 24407045 PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
→ E perché un weekend di Manutenzione può salvarvi prima che sia tardi
Vi ricordate quando eravate alleati, complici, amanti? Quando bastava uno sguardo per capirvi, quando la spontaneità non aveva bisogno di incastri logistici, quando bastava una cena improvvisata per sentirvi vivi?
Poi sono arrivati i figli. E insieme a loro, la gioia immensa… e lo tsunami emotivo, fisico, organizzativo che nessuno racconta davvero.
All’inizio dite: “Passerà”. Poi dite: “È solo una fase”. Poi un giorno vi accorgete che quella “fase” dura da anni. E senza volerlo, vi siete trasformati da amanti a coinquilini.
Quando la coppia scompare dietro la famiglia
Succede a tutti, più spesso di quanto si ammetta.
Le vostre conversazioni sono diventate liste della spesa? Le vostre serate finiscono alle 21:30, addormentati sul divano? Il romanticismo è stato sostituito da logistica, compiti, riunioni scolastiche e “chi porta Marco al calcio?”
Non è colpa vostra. Semplicemente, la coppia non sopravvive da sola al peso della quotidianità.
Il problema nasce quando smettete di parlarvi, di toccarvi, di desiderarvi. Quando il partner non è più il partner, ma la persona con cui condividete bollette, figli e stanchezza.
E la crisi, silenziosa, inizia proprio lì.
Ritrovarsi è possibile. Ma non accade per miracolo.
Bisogna fermarsi. Guardarsi. Riprendersi un tempo che siete convinti di non avere.
È per questo che nasce Manutenzione della Coppia: non un weekend per “scappare dai figli”, ma per ritrovarvi come coppia, prima che sia troppo tardi.
⭐ MANUTENZIONE DELLA COPPIA
Un weekend a Roma per riscoprirsi, riconnettersi, riaccendersi
Un viaggio di tre giorni nella città eterna, ma soprattutto dentro la vostra storia d’amore. Un percorso pensato per ristabilire equilibrio, desiderio, comunicazione e complicità.
✔ Sessioni con una psicoterapeuta di coppia
Per comprendere lo stato reale del vostro rapporto, individuare blocchi, ricostruire un dialogo autentico e introduurre nuovi modi – sani, moderni, concreti – di stare insieme. Una vera manutenzione relazionale e sessuale.
✔ Tour della Roma romantica
Guidati da un giornalista e critico d’arte che saprà trasformare la città in una metafora della vostra storia.
✔ Soggiorno di 2 notti nella Residenza “La Finestra sul Nasone”
Ambienti curati, intimi, accoglienti: lo spazio perfetto per ritrovarsi.
✔ Massaggio di coppia
Per sciogliere il corpo, alleggerire la mente e riattivare l’intimità.
Perché questo weekend funziona davvero
Perché vi toglie dal pilota automatico. Perché vi rimette uno di fronte all’altro, senza distrazioni. Perché vi ricorda che essere una coppia non è ciò che accade “quando avanza tempo”, ma ciò che permette alla famiglia di esistere.
Una coppia che funziona non ruba nulla ai figli: gli dona stabilità, sicurezza, amore.
Il programma del weekend
Giorno 1: Aperitivo di benvenuto + tempo libero per la città. Giorno 2: – sessioni individuali con la psicoterapeuta – restituzione e indicazioni per la coppia – tour della Roma romantica – massaggio di coppia Giorno 3: restituzione finale + orientamento per il futuro Follow-up un mese dopo
Se sentite che vi state perdendo, questo è il momento di ritrovarvi.
Non aspettate la crisi, non aspettate il silenzio, non aspettate la distanza. Rialzatevi insieme. Ripartite. Ricordatevi chi siete l’uno per l’altro.
CHIAMA LO 06 24407045 PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
→ E perché ElevaTe può essere il punto di svolta per chi sta crescendo in silenzio
Apri Instagram e in pochi secondi sei sommerso da vite perfette. Loro: sorrisi smaglianti, corpi scolpiti, viaggi da sogno. Tu: nel tuo mondo reale, con il cuore che a volte pesa più del telefono che stringi in mano.
Non lo dici a nessuno, ma spesso basta uno scroll per sentirti “meno di”. Meno bello, meno interessante, meno forte, meno tutto.
Benvenuto nell’era in cui abbiamo 500 amici online, ma nessuno che ci chieda davvero come stiamo. Un mondo in cui la solitudine è diventata un’emozione collettiva, ma vissuta individualmente.
La trappola del confronto digitale
Sui social confrontiamo il nostro dietro le quinte con il red carpet degli altri. Quello che vediamo è un 5% scelto, filtrato, montato. Il resto – dubbi, insicurezze, pianti, paure, acne, fragilità – resta nascosto.
Il problema è che il nostro cervello ci casca sempre. Ogni confronto attiva gli stessi circuiti dello stress cronico. Risultato? Ansia, senso di inadeguatezza, fame di approvazione, bisogno disperato di like per sentirsi “visti”.
E così ci ritroviamo a vivere una doppia vita: quella che mostriamo al mondo e quella che viviamo davvero.
Quando i like non bastano più
Quando controlli ossessivamente le notifiche. Quando il tuo umore cambia in base ai follower. Quando ti chiedi: “ma io, chi sono davvero senza uno schermo davanti?”
È lì che serve uno spazio protetto, reale, umano. Un luogo dove non devi essere perfetto, ma vero. Un posto in cui la tua voce, la tua storia e il tuo corpo non vengono giudicati, ma ascoltati.
Ed è qui che entra in gioco ElevaTe.
⭐ ElevaTe: Scopri il Tuo Potenziale
Il corso che ti aiuta a ritrovarti davvero, oltre i filtri, oltre i giudizi, oltre il rumore dei social
ElevaTe nasce per gli adolescenti e i giovani adulti che stanno crescendo in un’epoca difficile, in un mondo dove tutti parlano ma pochi ascoltano.
Un corso pensato per:
chi si sente inadeguato guardando gli altri
chi vive ansie legate al corpo, al giudizio, alla performance
chi sente di avere un potenziale ma non riesce ad esprimerlo
chi vuole capire chi è, davvero
chi vuole imparare a piacersi, dentro e fuori
ElevaTe non è una lezione: è un viaggio.
Un percorso di 10 settimane dove:
una psicoterapeuta ti guida a esplorare emozioni e identità
un trainer ti aiuta a riconnetterti al corpo
un autore ti aiuta a raccontarti senza paura
una make-up artist (quando disponibile) ti mostra come prenderti cura di te in modo sano e autentico
Un mix nuovo, potente, moderno. Non un corso “per chi ha problemi”, ma per chi vuole capire chi è diventando.
Perché ElevaTe è diverso da tutto ciò che hai provato prima
✔ Perché si basa sull’idea che sei già abbastanza. Devi solo scoprirlo. ✔ Perché unisce mente, corpo e creatività. ✔ Perché nasce per questa generazione, non per quella dei genitori. ✔ Perché non parla “dei giovani”, ma “con i giovani”. ✔ Perché crea un gruppo, una tribù, una piccola comunità vera. ✔ Perché ti aiuta a spegnere il rumore fuori e ad accendere la voce dentro.
Dove si svolge
Nel cuore del suggestivo borgo delle Vigne Alessandrine, nei locali Laterza Rosamondo: un’oasi tranquilla, sotto il profilo di un antico acquedotto romano, ma a due passi dalla vitalità di Torpignattara. Un luogo perfetto per scoprire chi sei, lontano dalla pressione dei social.
Se senti che questo pezzo parla anche un po’ di te, non ignorare quella sensazione.
Non devi farcela da solo. Non devi essere perfetto. Devi solo essere disposto a conoscerti davvero.
ElevaTe è il posto giusto per farlo.
CHIAMA LO 06 24407045 PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Essere genitori è meraviglioso, sì. Ma può anche essere estenuante, disorientante, a tratti perfino doloroso. Capita, prima o poi, di sentirsi come una batteria che non riesce più a ricaricarsi: si ama profondamente la propria famiglia, eppure qualcosa non funziona più. La fatica diventa cronica, il sorriso si spegne, il senso di colpa cresce.
Questo si chiama burnout genitoriale. E non è “stanchezza”. È una frattura interna che molti genitori vivono in silenzio.
I segnali che non dovremmo ignorare
Il burnout genitoriale nasce quando:
ti senti svuotato emotivamente, come se non avessi più nulla da dare
provi distacco verso i figli (e poi ti rimproveri per questo)
ti senti un genitore diverso da quello che sognavi di essere
ogni piccola richiesta quotidiana ti sembra una montagna
ti ritrovi a fantasticare sulla fuga, anche solo per cinque minuti di pace
Non è mancanza d’amore. È mancanza di respiro.
Come si esce da questa spirale
Si può guarire. Ma non da soli, e non continuando a “stringere i denti”. Servono cura, tempo, ascolto, strumenti. E soprattutto uno spazio dove fermarsi e guardare la propria genitorialità da fuori, con qualcuno che accompagna senza giudicare.
Ed è precisamente da questa intuizione che nasce il nostro percorso:
⭐ MANUTENZIONE DELLA GENITORIALITÀ
Weekend esperienziale a Roma – un check-up completo del benessere familiare
A volte basta staccare, cambiare luogo, respirare. Altre volte serve essere presi per mano da chi sa leggere ciò che in famiglia non si vede più: i blocchi, le ferite, le dinamiche invisibili che consumano energie e affetto.
Con “Manutenzione della Genitorialità” abbiamo trasformato un semplice weekend in un’esperienza di cura profonda, dedicata ai genitori e ai figli.
✔ Una psicoterapeuta familiare al tuo fianco
Durante il percorso, una professionista valuterà lo stato di salute della vostra genitorialità, restituendo indicazioni pratiche, personalizzate e subito applicabili.
✔ Una Roma raccontata per le famiglie
Un giornalista e critico d’arte vi accompagnerà in un tour sorprendente della “Roma familiare”: storie, luoghi e simboli che parlano di crescita, legami, passaggi di vita.
✔ Una casa studiata per accogliere
Due notti nella residenza “La Finestra sul Nasone”: un ambiente curato, calmo, funzionale, pensato per farvi sentire protetti e ascoltati.
Perché farlo? Perché essere genitori non significa saper andare avanti sempre e comunque.
Si attraversano notti insonni, capricci, adolescenze turbolente, prime separazioni, nidi vuoti. Ogni fase ha la sua fatica. Ogni fase merita ascolto.
Spesso agiamo in automatico, sperando di fare la cosa giusta senza sapere davvero se lo sia. Un weekend così permette alle famiglie di risintonizzarsi, capire cosa non funziona e ripartire con più chiarezza e più amore.
Il programma del weekend
Giorno 1 — Arrivo e conoscenza Aperitivo/merenda di benvenuto, in un clima rilassato per conoscere la vostra storia familiare.
Giorno 2 — Le sessioni di lavoro Due incontri mirati: prima con i genitori, poi con i figli. Restituzione della psicoterapeuta con strategie pratiche. A seguire, il tour guidato della Roma “a misura di famiglia”.
Giorno 3 — La firma del Patto Familiare Sessione conclusiva e creazione del vostro “Patto familiare”, simbolico ma potentissimo. Incluso follow-up online a un mese.
Perché questo percorso funziona?
Perché non parla di perfezione, ma di presenza. Perché non giudica, ma accompagna. Perché non dà soluzioni generiche, ma strumenti concreti e personalizzati.
Perché un genitore che sta bene è il più grande atto d’amore verso i propri figli.
CHIAMA LO 06 24407045 PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Ci sono incontri che ti cambiano senza che tu te ne accorga subito. Uno dei miei è stato con Alejandro Jodorowsky, filosofo, regista, scrittore, sciamano contemporaneo. Lo vidi più volte, in anni diversi della mia vita, e ogni volta sembrava sapere già cosa avevo nel cuore prima ancora che io aprissi bocca.
Un giorno gli chiesi una cosa semplice, quasi banale: “Come si fa a non perdersi nella vita?”
Non volevo una frase magica, né una parabola piena di simboli. Volevo qualcosa che funzionasse davvero.
Lui chiuse gli occhi un momento, respirò come fanno i saggi che sanno sempre troppo e poi mi regalò tre idee che io, oggi, voglio lasciare a voi.
1. “Muoviti. Non aspettare di sentirti pronto.”
Mi disse che la gente rimpiange più ciò che non prova che ciò che sbaglia. Che anche un passo incerto è meglio di mille pensieri perfetti rimasti nella testa.
Da allora ho capito che il futuro ama chi lo attraversa, non chi lo osserva.
Perciò, mie piccole grandi donne: scegliete, tentate, partite. Il coraggio non viene prima: viene dopo.
2. “Non desiderare cose che ti rimpiccioliscono.”
Mi spiegò che i desideri che parlano solo di noi stessi diventano gabbie. Si restringono, soffocano, diventano stanze senza finestre.
Desiderate cose che allargano il mondo, non che lo stringono. Cose che sollevano anche gli altri mentre sollevano voi.
La vittoria migliore è quella in cui nessuno perde.
3. “Non vivere nel personaggio che altri hanno scritto per te.”
Disse che ognuno di noi rischia di diventare ciò che gli altri si aspettano: la figlia perfetta, la brava studentessa, la bella persona educata, la donna che “deve essere così”.
Una trappola sottile.
“Trova il tuo tono”, mi disse. “La tua danza. La tua verità.”
E non permettete mai che il mondo vi faccia interpretare un ruolo che non avete scelto.
Le tre bussole che vi lascio
A volte la vita si farà pesante. Capiterà a chiunque. E in quei momenti ricordatevi queste tre cose che lui regalò a me e che io ora regalo a voi:
Avanzare. Allargare. Essere vere.
Se saprete fare questo, figlie mie, non vi perderete. E anche se vi capiterà — succede a ogni essere umano — saprete ritrovarvi.
Perché dentro di voi c’è una direzione che nessuno può spegnere. È vostra. Solo vostra. E io, per quanto lontano o vicino, sarò sempre lì a custodirla.